SULL’AUTOEFFICACIA

Specialmente tra i principianti, dove le competenze tecniche sono generalmente limitate, può tornare utile all’allenatore ricordare che le esperienze vicarie influiscono direttamente sul senso di autoefficacia e sulle aspettative di efficacia del giovane atleta.

Cosa s’intende per esperienze vicarie?

Nell’ambito della Psicologia dello sport (e non solo) si presta molta attenzione a un meccanismo mentale, che si mette in evidenza nel momento in cui una persona osserva, con attenzione, un’altra persona (modello) compiere un determinato compito. Le informazioni che l’osservatore ne trae diventeranno un modello per l’esecuzione del compito e un riferimento per la successiva formazione dei sistemi di correzione dell’errore.Ne consegue, naturalmente, che il gesto deve essere eseguito correttamente affinché l’apprendimento sia funzionale, ma bisogna tenere in considerazione anche un altro aspetto; se l’esecuzione del gesto è compiuta da un modello che abbia delle caratteristiche simili con l’osservatore ( ad esempio età e livello di abilità simile) il lavoro avrà anche un significato anche in termini di autoefficacia nell’atleta.

In altre parole: se lo fai tu, probabilmente (con un po’ di allenamento), posso farcela anch’io!

Non è complesso capire che molte volte sia difficile “ abbinare” perfezione del gesto tecnico e un modello che sia vicino all’osservatore, ma tenere a mente questo meccanismo, può essere utile nel sostenere la formazione di un buon senso di autoefficacia percepita nell’atleta.

Detto ciò, si può definire che l’osservazione di un modello che compie un determinato gesto atletico, può avere oltre ad una funzione di apprendimento, una funzione specifica di lavoro sull’autoefficacia e quindi anche sulla motivazione dell’atleta.Le convinzioni di efficacia hanno un ruolo chiave nell’autoregolazione della motivazione.Le persone motivano se stesse e dirigono le proprie azioni anticipatamente attraverso la formulazione di previsioni, Si formano delle convinzioni riguardo a quello che sanno fare, anticipano i risultati probabili di azioni future, si pongono degli obiettivi e pianificano azioni.Infine, mobilitano le risorse disponibili e la quantità di impegno necessario per riuscire.

Non credo nei motivatori.
Credo invece nella motivazione che riescono a dare degli obiettivi chiari e ben strutturati, quella che da il coach quotidianamente attraverso un buon feedback al proprio atleta, a quella legata alla nostra capacità di trovare un significato funzionale nella sconfitta, a quella che ci da il come decidiamo di raccontarci la nostra storia, a quella che ci forniscono i nostri compagni di allenamento ogni giorno attraverso il loro esempio, a quella che ci danno le storie di successi e a quella che ci da il semplice chiudere gli occhi, unico modo che abbiamo per pre-vedere, pre-ascoltare e pre-provare le emozioni che a breve saremo chiamati a vivere nella speranza di cavalcare i nostri sogni. Rimango legato all’idea, che il successo sia destino di chi riesca a gestire nel miglior modo questa complessità, nella consapevolezza che il successo, per definizione, è destino di pochi.”

Dr. Massimiliano Di Liborio

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