Sport, Psicologia e resilienza

Siamo per natura portati alla resilienza.Il cervello “scarica molto” quando, se abbiamo fame, pensiamo ad un panino. Quando iniziamo a mangiare, l’attività cerebrale decresce rapidamente (in realtà scarica di più prima di ogni boccone).

In altri tempi avremmo goduto nel cercare il modo di procurarci il cibo.Siamo programmati alla ricerca, per muoverci attivamente nel mondo, per sperare che le cose possano cambiare.

Siamo nati resilienti e perseveranti, queste sono state le nostre armi nella dura lotta della sopravvivenza della  specie; mentre i leoni nel giro di qualche minuto uccidevano le loro prede, noi le inseguivamo per ore ed ore, aspettando che si sfinissero, poichè noi siamo ed eravamo in grado di modulare la nostra energia.

Resilienza

Oggi, per fortuna non per tutti, è in atto un esempio di exattamento (ovvero un principio evolutivo attraverso il quale un carattere evoluto per una particolare funzione ne assume una nuova, indipendente dalla primitiva).

Oggi cacciamo nelle corsie dei supermercati

Quella bramosia, dolce regalo della natura, che spinge a guardare il mondo con curiosità e aspettativa è persa nel momento in cui basta fare 2 passi per avere tutto o quasi.

Sport è anche riscoprire e allenare il desiderio, e nutrirsi di quella bramosia anticipatoria.

Siamo fatti per questo, non per aggiornare di continuo le pagine del nostro computer alla ricerca del panino.Il rischio è quello di non avere più fame, non solo in termini omeostatici.
Non siamo predisposti al risultato ma al fare (almeno in termini di godimento).
Promuovere questa visione dello sport nei giovani è una questione di etica oltre che una forma di rispetto per la magia della natura umana.

Probabilmente in un tempo ancestrale, il crescere i ragazzi era un fenomeno molto più sociale, legato ad un senso di comunità più ampio. Oggi per certi versi paghiamo l’esclusività del rapporto genitori-figli, facendo perdere di vista a noi stessi, ma ancora peggio ai nostri ragazzi, il senso di tribù che è nato con l’uomo.

Forza d’animo; questo termine rende molto meglio l’idea. Molto meglio di alcuni tecnicismi;  non è una questione di averla o non averla, è una questione di costruire, di lungo termine, di riflessione e di saper dare il giusto significato alle esperienze.

Sento ancora parlare di un certo tipo di genetica, quando tutte le ultime ricerche mettono in evidenza come l’ambiente esterno ed interno ( i pensieri ad esempio) siano in grado di modificare l’espressione dei geni.

L’Epigenetica e un certo tipo di Psicologia, nel tempo, saranno molto più apprezzate di quanto lo siano oggi.

Aspettiamo solo lo sfaldamento del paradigma, che vede l’uomo come una macchina da riparare e la mente come mero epifenomeno del cervello. Il problema da superare è quello di iniziare a vedere, e quindi ad assumersi, le proprie responsabilità. 

 

Have fun.

Dr. Massimiliano Di Liborio

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