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L’importanza del gioco

Psicologia dello Sport / 24 gennaio 2017

 

Molto al di sotto della così nuova neocorteccia, nella parte più vecchia del nostro cervello, diversi sono i circuiti cerebrali che condividiamo con gli altri mammiferi. Questi circuiti fanno da sostegno alle nostre vite emotive, generando moti emotivi che possono portarci dall’estasi alla più assoluta disperazione.

Le funzioni assolte da questi sistemi sembrano essere molto simili in tutti i mammiferi e in molti vertebrati a sangue caldo, mettendo così in evidenza il filo conduttore che ci lega in maniera indissolubile alla continuità della vita.

Nelle regioni sottocorticali dei mammiferi, Jaak Panksepp, nel suo immenso lavoro, individua almeno sette sistemi emotivi;

  • Sistema della Ricerca (Seeking; attesa)
  • Sistema della Paura (Fear; Ansia)
  • Sistema della Collera (Rage; Rabbia)
  • Sistema del Desiderio Sessuale; (Lust; desiderio sessuale)
  • Sistema della Cura (Care; accudimento)
  • Sistema del Panico/Sofferenza (Panic/Grief; Tristezza)
  • Sistema del Gioco (Play/Gioia sociale)

Il gioco occupa gran parte del tempo, nei cuccioli dei mammiferi e forse di molti altri animali. risulta abbastanza complesso trovare una definizione che rappresenti questa innata attitudine, ma Burghardt (2005), ha evidenziato cinque criteri che possono rendere l’idea rispetto l’attività del giocare:

  • Il gioco è un attività spontanea, fatta per il puro piacere di farla, perché è divertente (da piacere)
  • Le funzioni adattive del gioco non sono del tutto evidenti quando il gioco avviene
  • Il gioco rappresenta una forma esagerata e incompleta delle attività degli adulti
  • Il gioco esibisce molte attività ripetitive eseguite con parecchie varianti, diversamente dai comportamenti eseguiti “sul serio” che non sono così flessibili.
  • Gli animali devono trovarsi nella condizione di essere ben nutriti, a loro agio e in salute perché ci sia gioco, e tutti gli elementi stressogeni lo riducono.

In questa punti l’interazione sociale non è inclusa, ma secondo Panksepp (2014) il gioco deve essere incluso nei circuiti neurali che sott’intendono il sistema Ricerca e quelli legati agli Aspetti sociali.

Qual è la funzione del gioco, in termini evolutivi?

Per rispondere a questa domanda è possibile distinguere innanzi tutto due dimensioni; quella legata all’acquisizione non sociale di abilità fisiche come quella del cacciare, del procurarsi il cibo, ecc.,
e una seconda dimensione legata ad abilità più sociali, come ad esempio, il corteggiamento, la competizione, la genitorialità ecc.

Nonostante sia un impulso quasi universale, diversi fattori ambientali e non, possono inibire questa attività; eventi che includono il verificarsi di stati emotivi negativi, quali la rabbia, la paura, il dolore, e l’ansia di separazione, ne sono alcuni esempi.

Oggi la ricerca ci consente di dire che il gioco non è appreso, ma innato. I dati indicano che il gioco sia uno degli impulsi sociali di processo primario geneticamente determinato (Panksepp 2014).

Gioco e sport

E’ necessario tenere sempre a mente che il gioco non dovrebbe mai essere visto come una perdita di tempo o del tempo rubato ad altro, ma in realtà dovrebbe essere parte integrante dei programmi presentati ai piccoli ma anche ai ragazzi più grandi. La mancanza di spazi all’aperto, la mancanza di tempo, i ritmi sempre più serrati nelle scuole, stanno riducendo sempre di più la possibilità nei bambini di giocare liberamente.

Questi aspetti sociali, a mio avviso, devono essere tenuti in considerazione dagli educatori, sia sul piano della necessità etica di offrire uno spazio per giocare ai bambini, sia per comprendere meglio perché oggi sia così semplice vedere bambini che non sanno fare una capovolta o che hanno uno scarso equilibrio. Il Dr. Jeffrey Goldstein, psicologo, ricercatore associato presso l’Istituto di Ricerca e Storia della Cultura dell’Università di Utrecht, propone un elenco di tutti quelli che sono i benefici che il gioco apporta al bambino:

Benefici Emotivi e comportamentali

  • Riduce ansia e stress, paura ed irritabilità
  • Crea gioia, intimità, autostima, padronanza di se stessi
  • Aumenta la flessibilità emotiva e la lealtà
  • Aiuta a gestire meglio il cambiamento e la capacità di adattarsi
  • Può curare la sofferenza

 

Benefici sociali

  • Può aumentare empatia, condivisione e la compassione
  • Crea opinioni e favorisce l’inclusione e sfavorisce l’esclusione.
  • Crea competenze non verbali
  • Crea lo spirito di gruppo

Ogni allenatore che intenda fare un buon lavoro, non dovrebbe mai dimenticare che il bambino nel giocare impara ad essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, entra in relazione con i suoi coetanei e sviluppa quindi l’intera personalità.L’’apprendimento deve necessariamente passare attraverso il divertimento; sarà cura e responsabilità dell’educatore creare il giusto contesto nel quale il bambino potrà sperimentare e esprimere tutte le proprie potenzialità. Riuscire a sfruttare in pieno la motricità spontanea dei bambini, anche se complesso in termini organizzativi, rimane per molti aspetti una delle naturali risorse a disposizione dell’educatore.


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Massimiliano Di Liborio




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