LA PAURA NELLO SPORT

La paura per la maggior parte degli atleti è vissuta quasi come un tabù: vietato anche solo nominarla! Molto meglio esaltare la sua mancanza sotto forma di coraggio, forza ed eroismo, in modo da non lasciar sospettare di essere codardo o vigliacco.

Tutto molto bello, peccato che il coraggio in natura non esista. Infatti non esiste una specifica parte del cervello che si occupa del coraggio, mentre ne esiste una specifica per la paura e per nostra fortuna, in termini di sopravvivenza, è un sistema ancestrale e che ha una storia molto più vecchia dell’uomo.

La paura può essere appresa con il tempo attraverso l’esperienza: si trova alla base di ogni comportamento di evitamento e ha la funzione di salvaguardare la nostra integrità fisica e psichica.
Ma la paura non è legata soltanto all’esperienza; molti eventi sono stati talmente tante volte associati a situazioni di pericolo che Madre Natura, forse per ragioni di economia, ha deciso di renderla patrimonio comune, trasmettendola geneticamente di generazione in generazione, in maniera inconsapevole.Da questa trasmissione si originano paure ataviche come quella per il sangue, gli animali feroci, i rumori forti o quella del fuoco.

In fondo, il coraggio è fatto di paura!

Paura e Sport

Ogni atleta ha sperimentato le più svariate paure, come quella dell’insuccesso, di deludere le aspettative degli altri (allenatore, compagni di squadra, amici ecc..), di farsi male o addirittura di morire.

Solitamente le persone quando avvertono la paura reagiscono in diversi modi, provo ad elencarne alcuni:

1. Evitare la situazione

Questa strategia può risultare abbastanza utile nella vita di tutti i giorni, ma nello sport è molto difficile evitare certe situazioni, in special modo quando si è atleti agonisti. Molto spesso la paura agisce anche a livello di non-consapevolezza, contribuendo insieme ad altri fattori nel farci determinare i nostri obiettivi, ad esempio. Non credo siano pochi gli atleti che ad un certo punto della loro carriera si siano tirati indietro dal professionismo o dal vivere qualche loro sogno, a causa della paura, “confondendo” questa emozione con la mancanza di tempo, gli impegni della vita o trovando qualsiasi altra scusa sembrasse loro adeguata a giustificare il loro evitare una situazione potenzialmente in grado di generare paura.

2. La soluzione diventa il nuovo problema

L’atleta, specie se alle prime armi, cerca di controllare la paura focalizzando ancora di più l’attenzione su se stesso. Strana idea quella di poter controllare così semplicemente un sistema tanto legato all’auto-conservazione e iper-collaudato qual’è la paura. Solitamente questo tentativo di controllo finisce con l’amplificare la paura e aumentare la possibilità di effettuare una prestazione sotto tono.

3. Cercare rassicurazioni

da chiunque ci circondi; coach, compagni di squadra o addirittura semplici conoscenti. Nonostante questa soluzione spesso sortisca un minimo di effetto, raramente può essere considerata una buona strategia. Molto spesso lo psicologo dello sport o altre figure sono chiamate e viste come dispensatori di rassicurazione, ma in realtà uno psicologo sarà in grado soprattutto di far riconoscere questa risposta e d’insegnare a gestirla nel modo migliore, evitando la dipendenza dal proprio ruolo per favorire l’autonomia dell’atleta.

4. Sminuire la competizione

Campionati europei o mondiali, che nella testa e sulla bocca degli atleti diventano altro.

 

Eliminare la paura?

Se “eliminare” la paura è una “mission impossible”, ci sono diverse strategie che possiamo mettere in atto per cercare di gestire al meglio questa emozione, strategie che possono essere studiate e allenate in vista delle competizioni. Ne elenco alcune che utilizzo con gli atleti che seguo.

Conoscere la paura e le proprie strategie

La conoscenza, oltre che ad appagare la curiosità è anche un modo per esorcizzare le paure. Impariamo a conoscere la Paura! Essenziale è anche riconoscere quali sono le strategie che si utilizzano nel controllo della paura;

-Sminuisco l’importanza della competizione?

-Cerco di controllare le sensazioni del mio corpo?

-Penso ad altro?

Funzionano queste strategie? Spesso quella che era una buona soluzione, quando non funziona più e continua ad essere usata, si trasforma nel problema. Conoscere la paura, conoscere come l’affrontiamo di solito e iniziarla a “chiamarla per nome” può essere un buon inizio.

Autoefficacia e punti di forza

Sviluppare un buona percezione di competenza, autonomia e controllo (Bortoli, 2010) è una condizione molto importante per un atleta. Una buona percezione delle proprie capacità e il rimanere concentrati sui propri punti di forza, permette di posizionarsi sul giusto assetto mentale prima della gara. E’ fondamentale ricordare che nella percezione di competenza non è importante la competenza oggettiva ma la sua percezione soggettiva. Su questo punto, vorrei ricordare il delicato ruolo degli allenatori rispetto lo sviluppo di questa percezione nell’atleta.

Creare una routine pre-gara

Creare una routine pre-gara, può favorire il portare in gara lo stato mentale giusto, rafforzando così la percezione di sicurezza nell’atleta. Creare un routine pre-gara può risultare molto utile nel controllo dello stress e dei fattori cognitivi della paura.

Dialogo interno

Noi dialoghiamo costantemente con noi stessi, anche se a volte non ne siamo consapevoli, costruire un dialogo interno(self-talk) positivo, costituito di parole, frasi e immagini mentali positive e favorenti, possono aiutare l’atleta a trovare la giusta percezione di competenza e a rimanere concentrati sul compito, favorendo così la buona prestazione.

Portare l’attenzione alla Tecnica

In fondo, dopo migliaia di ore di allenamento, la tecnica rimani uno degli aspetti dove, probabilmente, l’atleta si sente più sicuro.

 

Dr. Massimiliano Di Liborio

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