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Il rapporto Allenatore-Atleta

rapporto allenatore atleta / 22 febbraio 2016

Il rapporto allenatore atleta; una questione di chimica?

Per comprendere meglio le tematiche che vertono il delicato e importante rapporto esistente tra un allenatore ed un atleta, è più che mai necessario fare delle dovute precisazioni. La costituzione e il mantenimento di tale rapporto è caratterizzato da almeno un paio di aspetti fondamentali: Il primo verte sulla differenza tra atleti professionisti e  dilettanti, il secondo sulla differenza squadra/ singolo atleta.

Appare più che chiaro che il rapporto esistente tra un giocatore professionista e il proprio allenatore è ben diverso e regolamentato da quello esistente quando si tratta di atleti dilettanti, come appare chiaro che un conto avere un atleta e un altro è guidare un team.
Fatti questi necessari distingui, entriamo maggiormente nel dettaglio.
Oltre che essere un conoscitore di tattiche e schemi, un buon allenatore deve essere anche un bravo motivatore, un uomo o una donna che sappia affiancare l’atleta nella sua crescita e che sappia, perciò, aiutarlo nel cammino. Per moltissimi aspetti, nel senso più lato della parola, deve essere in grado di “pendersi cura” e in grado di personalizzare il proprio operato.
Non per nulla, al fine di conseguire un progressivo miglioramento dell’atleta, deve essere in grado di avere degli approcci differenti sulla base delle situazioni e dei soggetti coinvolti.
Anche se il barone Pierre de Coubertin è generalmente noto come il fondatore dei cosiddetti giochi olimpici moderni, era anche un famoso pedagogista francese oltre che apprezzato storico. Una delle sue più celebri frasi, e cioè, la cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene, potrebbe sintetizzare al meglio lo spirito costruttivo che dovrebbe caratterizzare lo Sport.
Ma questa brillante figura è figlia dell’Ottocento, un tempo lontano e molto difforme da quello che oggi si vive. Non per nulla, soprattutto per quanto verte il mondo dei professionisti, i risultati sono alla base e ciò che regolano i futuri ingaggi.
Nonostante figlio dell’Ottocento, Pierre de Coubertin nella sua frase, centra in pieno l’atteggiamento mentale che aiuta di più, anche in termini prestativi.
Infatti non abbiamo pieno controllo di tutte le variabili che garantiscono la vittoria, mentre la prestazione (battersi al meglio) è molto più controllabile.
Nel voler rimanere nel sentiero tracciato da questo spirito nobile, è da sottolineare l’importanza della creazione di un dialogo che si basi sempre sull’ onestà, sulla franchezza e sulla correttezza.
I ruoli dell’atleta e dell’allenatore sono differenti, per molti aspetti, e proprio per questo devono saper anche essere mantenuti. Saper creare e mantenere una comunicazione aperta tra ognuna delle parti, infatti, può avere delle ripercussioni positive sulla qualità dell’esperienza sportiva che viene fornita, ad esempio, ai giovani, come pure può condizionare i livelli di apprendimento e le prestazioni atletiche.
Di base, si deve sempre ricordare che una vera leadership si conquista con la fiducia e il rispetto, e non si ottiene sulla base di comportamenti stupefacenti o/e autoritari.
Lo sport propone diverse situazioni, le quali si possono tranquillamente contestualizzare e inserire in vari ambiti della vita di tutti i giorni. Ad esempio, si presenta come un primo modello di lavoro di squadra e dove si propone un obiettivo comune.

Il rapporto allenatore- atleta: oltre la Tecnica

Sulla base di questa realtà, l’importante ruolo di allenatori, in particolare come guida dei propri atleti, è essenziale per costruire una squadra vincente ma anche per facilitare l’apprendimento di quelle che vengono definite Life Skills , ovvero una serie di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che permettono alle persone di operare con competenza sul piano individuale e sociale.La capacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni. la capacità di dichiarare il proprio stato d’animo, accettare critiche senza arrabbiarsi, possono essere competenze  che  vengono sviluppate durante l’attività Sportiva.

Nel mondo di oggi, i programmi di formazione globalizzati, statici, oltremodo competitivi, sono noti.Non avere la capacità di rispettare l’individualità del singolo si può pagare a caro prezzo.Per questo è essenziale che l’allenatore abbia una buona conoscenza dell’atleta e non solo sul piano tecnico, in fondo gli attori dello Sport rimangono le persone.
Quindi, in conclusione, nella formazione di questo rapporto vi deve essere una chiara volontà di essere sempre leali, chiari, rispettosi, e di assumersi le responsabilità delle scelte che vengono operate. D’altra parte, ciò, è molto vicino a quello che poi si esprime con il concetto del “buon padre di famiglia”.

Spesso i genitori mi chiedono quale e quanto Sport, alla fine mi trovo sempre a consigliare  di scegliere un buon allenatore, lo Sport è meglio farlo scegliere a loro.

Qui trovi un altro articolo dove parlo dell’allenatore avverso.

Dr. Massimiliano Di Liborio

 

Se può interessarti il 3 Febbraio 2018, a Pescara, ci sarà un corso sulla coesione di Squadra.

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