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Cronaca di una giornata di formazione in una Scuola Calcio

Psicologo dello Sport / 22 gennaio 2017

Bene, in questo breve scritto vorrei portarvi un attimo in uno spazio, uno spazio che abbiamo creato in due anni e mezzo.Il titolo “cronaca di una giornata di formazione in una Scuola Calcio” in realtà è una riduzione di natura ” tecnica” di qualcosa di ben più importante; un sogno che tratta di persone, calcio, passione, ma sopratutto di un gruppo che ha deciso di mettersi in gioco.

Parlavo di spazio perchè il realtà sarebbe riduttivo parlare di formazione.Questo spazio non si vende, non si costruisce dalla sera alla mattina, e soprattutto richiede uno sforzo considerevole; quello di mettersi in gioco.

Il nostro spazio nasce sulla base di tre domande alle quali stiamo cercando di risponderci, con i fatti, da almeno due anni.

Lo Sport è una cosa seria? Cosa può offrire lo sport, oggi, alla nostra società?

Il tecnico, nello sport, ha delle responsabilità? Queste responsabilità si amplificano quando i protagonisti sono bambini e ragazzi?

La formazione è necessaria? La parola, il gruppo, lo staff, possono fare la differenza nella qualità dell’esperienza sportiva che i ragazzi si apprestano a vivere all’interno della nostra società sportiva?

Il sapore sarà quello dell’ossessione, ma noi sono due anni che nel nostro spazio ci confrontiamo con queste domande, e cerchiamo di risponderci con i fatti, come dicevo prima.

Prima dell’incontro

Sento molto il peso dell’incontro, oggi abbiamo dei tirocinanti che ci daranno una mano in questa stagione; m’interessa molto far passare un messaggio che più o meno suona così : ” Questo è il nostro spazio, speriamo tutti che vi piaccia, che vi conquisti e che diventiate attori protagonisti di questa avventura”.

Arrivo prima, quasi un ora prima; devo sistemare il proiettore, il pc, ma soprattutto metto la musica che con molta cura ho scelto negli ultimi giorni, musica che mi aiuta nel trovare lo giusto stato d’animo prima della presentazione.

Il calore della musica riscalda l’ambiente nel quale mi piace accogliere gli allenatori. Ho anche questa responsabilità. Non è una questione di forma, o almeno non è solo forma, ma è forma che diventa contenuto.Se vuoi far diventare un luogo speciale, devi pensare a tutto, o quasi. Gli allenatori arrivano, in perfetto orario, sento le loro voci fuori dalla porta, in fondo, non aspettavamo altro.

Con me c’è una collega che in questi mesi mi sta dando una preziosa mano, anche lei riguarda per l’ultima volta le slide, decidiamo di fare un paio di modiche.

Nel frattempo “Farewell and Goodnight” degli Smashing Pumpkins probabilmente sarà l’ultima canzone, qualche minuto e si parte.

Si aprono le danze

Apro l’incontro con un cappello, racconto una storia, qualche esperienza personale, cerco di presentare il nostro spazio ai tirocinanti, consapevole che la fiducia va guadagnata e che le belle parole non garantiscono nulla. Ci siamo sentiti qualche giorno prima, oggi mister Davide e mister Ernesto, il nostro direttore Tecnico, parleranno di “atteggiamento”.

Non abbiamo deciso un taglio particolare, ci guiderà questa parola e il significato che ha per loro questo termine.Il tempo a disposizione per ogni allenatore è di 20 minuti, son sicuro che non basterà, ed in fatti è cosi. Faccio segni, mancano 3 minuti, 1 minuto e infine , sorridendo, provo a capire quale gesto devo fare per dirgli di chiudere.

Lo trovo.

Loro chiudono, quasi da manuale.Ho percepito che avevano ben chiari i loro punti di forza e i loro limiti e questa è una gran cosa.Due presentazioni di pancia, che parlano del loro modo d’ intendere il calcio.Non si risparmiano, parlano delle loro esperienze, delle loro aspettative, e tra le righe portano la passione che accomuna i due Mister.

Sono stato molto attento ad agli aspetti “tecnici”, in fondo stiamo lavorando anche in termini di comunicazione. Alcuni aspetti erano migliorabili, ma sono molto soddisfatto, probabilmente lo sono anche loro, sono stati proprio bravi.

Non è proprio semplice parlare ad un pubblico.Come al solito fare esperienza aiuta a superare le paure, ed in questi termini i risultati  si vedono, e si sentono.Un mister deve saper fare anche questo: parlare in pubblico.

Bravi, bravi e bravi!

Ora tocca ai preparatori atletici che presenteranno il loro lavoro. In questa stagione abbiamo deciso di fare dei test motori ad inizio stagione, per avere una bilancia, una bussola ed un database.

Per eccesso di zelo, abbiamo visto anche l’incidenza del mese di nascita sulle abilità motorie a parità di anno, adesso non ci rimane che mettere insieme tutti questi dati che sono stati raccolti, anche sotto la pioggia, dai preparatori atletici e dal nostro fisioterapista.

Appaiono chiare diverse cose, ora. Ma non è questo lo spazio per parlare di ciò.

La presentazione dei preparatori è stata fantastica; professionalità allo stato puro.

Quasi per magia non ho dovuto chiamare il time out, 20 minuti esatti.Un sospiro di sollievo (è sempre antipatico interrompere una persona che ce  la sta mettendo tutta).

Facciamo una pausa, dieci minuti di orologio.E’ già passata più di un ora, si ricomincia prima, anche perchè fuori fa molto freddo.

Parte un attività impegnativa sulla comunicazione, prende più di un ora. Lo sforzo della collega nel preparare l’attività ha portato i suoi frutti, una buona esperienza. Ora  debriefing, sono tutti presi.Ognuno ha la sua teoria e si accendono per un attimo gli animi, decido di mettere una leggerissima virgola, il confronto prosegue in modo costruttivo per circa venti minuti.

Forse manca un pezzo (pensiero a posteriori) , avremmo dovuto calzare il lavoro sulla nostra esperienza in termini di staff, ma il tempo è tiranno.

Facendo una semplice addizione e considerando che la riunione che il nostro spazio è durato 3 ore, mancano parecchi pezzi.Non li ricordo o forse non trovo il modo di organizzare le idee per dargli forma. Difficile parlare di sguardi.

Arriva l’ora

Mi ero proposto di chiudere con il debriefing per questioni di tempo, ma non me la sento. Credo che ora devo improvvisare; mi ritrovo a parlare di persone che camminano e non si fermano, di responsabilità, di gruppo e provo a rispondere alla domanda che ha aperto lo spazio: “lo Sport fa bene”?

“Dipende”, con questa risposta chiudo la serata.

“Dipende da noi”; era questo il senso, ma son sicuro che su questo punto ci siamo intesi.

Lo spazio si chiude e l’incontro è finito.Qualche tirocinante mi viene a dire che è stato tutto molto interessante, avviso gli allenatori che presenteranno il prossimo argomento.Tutti vanno via, siamo andati oltre il tempo prestabilito, devo chiudere io l’aula, mi hanno gentilmente lasciato le chiavi.

Cerco di non fare danni, spengo tutto, controllo più volte di aver chiuso la porta e mi accordo che è tutto finito.Mi ritrovo a parlare con il direttore Tecnico, il Presidente, la mia collega di nuovi progetti, ad organizzare nuove date e saluto dicendo che ci vedremo in campo.

Non  mi funziona un faro alla macchina, mi arriva una chiamata del Presidente, è davanti a me, che mi avvisa del guasto elettrico.

Penso al messaggio del mister che mi parla di chiave, di serratura e di responsabilità.

Domani ho un altra formazione, con questo pensiero mi metto a letto, sperando che quanto prima la giornata di formazione si trasformi in uno spazio, anche in quest’altra società.Ma come spesso succede il tempo è una variabile imprescindibile, anche se le premesse sono più che buone.

 

 

Dr. massimiliano di Liborio

 


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4 Comments

on 4 February 2017

Ciao, bello l’articolo.Posso chiederti se lavori solo nel calcio?

on 11 August 2017

Per qualche minuto anche io mi sono trovato nel vostro spazio
Complimenti

on 12 August 2017

Collabori con una società seria, buon lavoro!



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