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Ansia da palcoscenico nel musicista

Ansia da palcoscenico / 16 dicembre 2015

L’ansia da palcoscenico nel musicista è un fenomeno abbastanza diffuso, vediamo insieme di cosa si tratta e quanto è diffusa.L’ansia da prestazione, ovvero  il complesso dei sintomi di natura ansiosa che insorge al momento di cimentarsi in una prova di particolare significato personale, sembra essere presente soltanto nella dimensione sportiva o in quella sessuale. In realtà essa rappresenta un grosso problema anche per ballerini, attori e musicisti. Non sono infatti pochi i grandi nomi che hanno avuto a che fare con tutta quella serie di sensazioni e pensieri, che sembrano farci bloccare se non esplodere, durante la prestazione; Glenn Gould, si esibiva solo in sala di registrazione e Vladimir Horowitz non diede concerti per dodici anni, ad esempio.Uno stato di tensione e apprensione, calo di concentrazione, problemi di memoria, errori nella lettura dello spartito, rigidità muscolare, tremori, problemi nel mantenere la postura, battito cardiaco accellerato, sudorazione, sono alcuni degli aspetti cognitivi, fisici e comportamentali che caratterizzano questa condizione.

Ansia da palcoscenico nel musicista: qualche numero

L’ansia da palcoscenico nei musicisti sembra essere molto diffusa. In un indagine  dell’International Conference of Symphony and Opera Musicians su un campione di 48 orchestre (2212 pertecipanti), il 24% degli intervistati riferì di soffrire spesso di ansia da palcoscenico (stage fright), il 13%   di aver sperimentato ansia acuta, il 17% depressione. Uno studio Olandese ha evidenziato come il 59% degli intervistati ha vissuto un ansia da prestazione abbastanza grave da mettere in pericolo la loro vita professionale. James , in un sondaggio su un campione di cinquantasei orchestre , ha rilevato che il 70 % dei musicisti ha sperimentato un ansia abbastanza grave da poter creare problemi in termini prestativi.

Fare il musicista o essere un musicista?

Come si chiede Dianna T. Kenny, nel suo articolo “Music Performance Anxiety: Origins,Phenomenology, Assessment and Treatment”; cos’è che ci spinge a passare dall’affermazione di un  bambino che chiede alla madre : “mamma, mi guardi? non sono bravo?” al meno giovane musicista che dice o che si dice “Per favore, non mi chieda di eseguirlo… Lo so che farò un pasticcio…”? Secondo Kenny, questo passaggio avviene attraverso una combinazione di diversi fattori, tra i quali; il nostro carattere , la capacità cognitiva crescente, la funzione di auto- riflessiva che si sviluppa nel tempo , il tipo di genitorialità, le esperienze interpersonali, la percezione e l’interpretazione del mondo che ci circonda , l’abilità tecnica e le esperienze  pregresse.

Un aspetto molto importante è quello legato al fatto che i musicisti, solitamente, sono molto investiti nell’identita di musicista, cosa che rende complessa separare il costrutto di autoefficacia da quello di autostima in questa categoria (Kenp, 1996). Questo potrebbe essere uno dei fattori che rende i musicisti particolarmente vulnerabili all’ansia;

un eventuale insuccesso artistico potrebbe essere letto come un fallimento dell’individuo e non del musicista (Chesky & Hipple, 1997).

Perfezionismo ed ansia da palcoscenico nel musicista

La Performance del musicista richiede un gran numero ed un alto livello di abilità, tra quali è possibile ricordare ; destrezza motoria e coordinazione, attenzione e memoria, giudizio estetico e doti interpretative. Anni di duro allenamento, di pratica solitaria e di profonda autovalutazione, sono alla base dell’acquisizione di tali abilità. Nonostante sia necessario, il perfezionismo può manifestarsi in una eccessiva  preoccupazione di commettere errori.Questo fattore, quando eccessivo, può contribuire in maniera pesante all’ansia da prestazione  nel musicista. Hollender (1978) definisce il perfezionismo come ” la tendenza a domandare a se stessi o ad altri una qualità della performance più elevata di quanto la situazione richieda”. Ci si concentra solo sulle cose negative e non su quelle positive, a causa di standard personali molto elevati e valutazione eccessivamente critica di sé. (Sinden, 1999). Mor, Day, Flett e Hewitt hanno studiato questa caratteristica in 49 musicisti, evidenziando come artisti con più elevati standard personali di perfezione (‘devo lavorare per il mio pieno potenziale in ogni momento “) e alta percezione delle aspettative parentali ( le persone intorno a me si aspettano che io abbia successo in tutto quello che faccio ‘) sperimentano come  più debilitante l’ansia da prestazione. In altro studio , Sinden , ha evidenziato su un campione di 138 studenti di musica strumentale  un significativo rapporto tra dimensioni del perfezionismo ( alta preoccupazione per gli errori , alti dubbi su azioni e bassi standard personali ) e l’ansia da prestazione.

Percorso di mental trainingLo Psicologo dello Sport e la performance del musicista

Chi può aiutare il musicista a superare l’ansia da palcoscenico? Lo Psicologo dello Sport è per eccellenza la figura professionale che ha le competenze per poter aiutare il musicista nell’espressione del proprio massimo potenziale.L’allenamento mentale e  lo sviluppo delle abilità mentali che sono implicate nella performance, possono aiutare il musicista nel trasformare l’ansia da prestazione in energia positiva, ma permette di andare anche oltre, portando ordine e controllo durante i momenti in cui si è chiamati a dare il massimo.

Quali sono queste abilita?

Martens (1987) propone cinque abilità di base alle quali successivamente ne è stata aggiunta un altra:

  • Controllo dell’attenzione: capacità di rimanere presenti e concentrati sul compito e di recuperare l’attenzione nel momento in cui viene persa.
  • Controllo dello stato dell’attivazione: individuazione e capacità di autoregolazione del proprio stato di attivazione Psicofisiologica. Non tutti rendono al massimo nello stesso stato, spesso alcune rendono meglio quando sono “più attivi” altri “quando lo sono meno”.
  • Gestione dello stress: capacità di gestire al meglio gli stress e l’ansia.
  • Formulazione degli obiettivi: è l’abilità di saper lavorare per obiettivi, capacità che si riflette in maniera su molti altri fattori ( autoefficacia, focalizzazione sugli aspetti importanti del compito, regolare al meglio le energie ecc…)
  • Controllo delle immagini: usare le immagini mentali per anticipare,rivedere e correggere la prestazione.
  • Controllo dei pensieri: abilità che permetto di focalizzarsi su pensieri che siano positivi e favorenti.

 

“E’ una cosa strana.
Più mi applico e più divento fortunato”
Arnold Palmer (ex golfista)

 

Dr.Massimiliano Di Liborio

 

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Bibliografia:
Chesky, K.S., & Hipple, J. (1999): Musicians perceptions of wide spread drug use among
musicians. Medical Problems of Performing Artists. 14(4), 187-195.
Mor. S, H.I. Day, G.L. Flett and P.L. Hewitt, ‘Perfectionism, Control, and Components of Performance Anxiety in Professional Artists,’ Cognitive Therapy and Research 19 (1995): 207–25.
Kemp, A. E. (1996): The musical temperament – psychology and personality of musicians. Oxford: Oxford University Press.
Kenny, D. T. (2006): MPA – Origins, phenomenology, assessment and treatment. Context: A
Journal of Music Research; Music Performance Anxiety, 1-14.
Sinden, ‘Music Performance Anxiety.’


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Massimiliano Di Liborio




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2 Comments

on 7 February 2017

Grazie dell’articolo. Buon lavoro !

on 13 June 2017

I loved your post.Thanks Again. Really Great.



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